Quando la civiltà è contadina

StorieStoria e prospettive di un’associazione nata nel 1996 che è stata tra le prime in Italia a ripensare l’utilizzo della terra in chiave ecologica ispirando i movimenti per la rinascita della campagna

Un oscuro episodio di cronaca narra di una singolare decisione di un giudice. Essendosi lamentati del canto troppo chiassoso e prolungato anche nel cuore della notte di un galletto troppo vivace, i vicini, portato in giudizio il pennuto, ottennero non la sua soppressione, come avrebbero voluto, ma che gli fossero recise le corde vocali.

PROPRIO UNA PROFONDA E MOTIVATA insurrezione morale verso il tramonto di una civiltà rurale assimilata, omologata ed annichilita da una modernità alienante e spersonalizzante, dovette condurre un gruppo di persone – ciascuno con una storia alle spalle di rivendicazione del significato profondo del canto di quel galletto – davanti a un notaio a Forlì per fondare una associazione dal nome evocativo e potente, Civiltà Contadina. Era il marzo 1996.

NON UN GRAFICO MA UNO DI LORO, Achille Mingozzi, disegnò il logo che da allora accompagna le attività di quel sodalizio: un fiero gallo nero su sfondo bianco. La prima presidente fu Rosa Maria Bertino, vice fu eletto Gino Girolomoni. Girolomoni è stato tra i pionieri dell’agricoltura biologica in Italia, sindaco del suo comune, Isola del Piano, nel Pesarese, nel 1977 scrisse il libro che lo rese famoso La vita ritorna sulle colline. Fu alla guida del movimento di rinascita di una campagna che andava spopolandosi e con la fondazione di Alce Nero pose le basi di quello che negli anni successivi diventò il boom del biologico italiano. Sono stati coltivatori ed imprenditori, pensatori e scrittori, in stretto contatto con intellettuali come Volponi, Ceronetti, Quinzio; in comune i fondatori di Civiltà Contadina hanno avuto la convinzione che nella terra, amata, conosciuta, coltivata, vi sia la soluzione alle problematiche più terribili che l’umanità sta vivendo in questo momento.

RIVENDICARE LE PROPRIE ORIGINI contadine, porre le basi per un modo diverso di stare nei campi praticando la mutua solidarietà tra gli uomini traendo di che vivere dalla terra senza avvelenarla, questo il pensiero profondo che ha originato questa associazione. Il galletto è anche un simbolo molto amato in Romagna, sulla caveja (asta d’acciaio decorata con anelli e immagini allegoriche, ndr) era il giogo dei buoi che trainavano i famosi carri romagnoli, c’era spesso, come ornamento, un galletto di ferro, era un segno di buona sorte.

L’ASSOCIAZIONE CHE AVEVA FINI CULTURALI, come la rivalutazione del patrimonio rurale tradizionale, cominciò le sue campagne incontrando altri esperti come Stefano Tellarini, Isabella Dalla Ragione: essi sono stati i pionieri della riscoperta delle antiche varietà di alberi da frutta che prima della standardizzazione imposta dai sistemi di surgelamento e dalla grande distribuzione, erano migliaia.

NEL 1999 I SOCI FONDATORI proseguiranno le loro strade, Alberto Olivucci sopraggiunge e ci racconta di come e perché Civiltà Contadina diventò l’associazione di salvatori di semi che ancora oggi prosegue la sua missione. La problematica delle sementi, la necessità di avere un proprio vivaio in azienda e di non dipendere dalle multinazionali che controllano la quasi totalità del mercato sementiero mondiale, la necessità di riprendere in mano, come i contadini hanno fatto da quando l’agricoltura esiste sulla terra, il dovere di opporsi al dilagare degli Ogm anche nel nostro paese, spinse Olivucci a cercare le migliori esperienze fuori dai nostri confini. Negli Stati Uniti, la rete più estesa al mondo, erano già allora circa cinquantamila i seedsavers organizzati in due distinte organizzazioni che si proponevano di recuperare le sementi native americane e contemporaneamente di riconoscere e valorizzare le sementi che gli immigrati europei, tra i quali molti italiani, avevano portato con sé agli inizi del Novecento. E’ l’epopea del peperone «Joe Nardello», una antica varietà lucana creduta perduta da noi ma salvata dai seedsavers americani.

QUESTE COSE OLIVUCCI LE RACCONTA nel primo libro edito in Italia sul tema – Salva i semi con i seedsavers – nel 2000. Il rapporto con la grande e famosa associazione francese Kokopelli, comportò la svolta: Civiltà Contadina diventò la prima associazione nazionale di salvatori di semi in Italia. Se inizialmente molti semi arrivarono dai cataloghi francesi ed americani, l’ampliarsi del sodalizio comportò il lavoro di ricerca delle sementi orticole dimenticate ricercate e recuperate capillarmente nella penisola.

L’ARCA DEI SEMI RIMANE la campagna più importante e ragione fondante di Civiltà Contadina. In collaborazione con Gianfranco e Daniele Zavalloni, successivamente si arrivò alla traduzione e pubblicazione di un manuale australiano, gli autori Michel e Jude Fanton, giudicato più immediatamente fruibile anche dal pubblico italiano, con un paziente lavoro di adattamento: il Manuale pratico per salvare i semi e difendere la biodiversità fu edito a cura di Civiltà Contadina e del Gruppo per la Ricerca delle Tecnologie Appropriate di Cesena.

Momento importante nella storia di tutti i salvatori di semi italiani fu certamente la fondazione della «Rete Semi Rurali», nel 2007, associazione di secondo livello, organismo che attualmente si rapporta con il Ministero per le Attività Agricole e Forestali e con gli enti addetti alle politiche agricole a tutti i livelli, regionali e nell’Unione Europea. Civiltà Contadina fu tra coloro che la costituirono.

LA FONDAZIONE DELLA RSR SI RENDE necessaria in quanto anche altre associazioni non solo di seedsaver – dal Consorzio della Quarantina di Genova a Crocevia di Roma ed altri – erano fermamente convinte che insieme ci si poteva battere meglio per far valere le ragioni di un mondo sempre più organizzato e strutturato a difesa della specifica biodiversità italiana. Ulteriore sviluppo nel seno dell’associazione è stato la nascita dei gruppi locali, radicati soprattutto nelle regioni del nord Italia, questi hanno incrementato la collaborazione di Civiltà Contadina con realtà le più varie, dalle scuole di ogni ordine e grado, dal Politecnico di Milano all’Accademia di Belle Arti di Brera, ai Centri Sociali, alle parrocchie.

LA RELAZIONE CON I MOVIMENTI internazionali per l’agricoltura contadina è stata continua e prosegue. Nell’agosto del 2003 una delegazione di Civiltà Contadina è stata presente sul Larzac, luogo altamente simbolico, quando il leader della Confédération Paysanne, Josè Bové, finalmente liberato fu riaccolto da una manifestazione di duecentomila persone. L’attuale presidente, contadino ed architetto abruzzese è Cristiano Del Toro. Se alle origini, in assenza di Internet, non esistevano altre possibilità di reperire sementi se non attraverso associazioni organizzate, l’avvento dei social inizialmente ha penalizzato Civiltà Contadina, ma è stata una crisi di crescita dice Del Toro. Oggi l’associazione, rinnovata e con più contatti di prima, sa ascoltare e stare al passo con i tempi, per esempio aggiornando ed informatizzando quel vero e proprio tesoro che è l’Index seminum ossia l’insieme della preziosa biodiversità espressa dai semi recuperati e salvaguardati, nel corso di questi anni, da migliaia di soci.

ALTRE CAMPAGNE SONO IN PREPARAZIONE, i materiali nuovi per la divulgazione, insomma, quel galletto è necessario che canti ancora la sua canzone di fertilità per la campagna italiana. Per sostenere Civiltà Contadina e per raggiungere i gruppi locali si può visitare il sito http://www.civiltacontadina.it dove si è guidati per iscriversi. L’associazione ha una sua pagina sempre aggiornata e un suo gruppo Facebook.

Mio articolo uscito sul Il Manifesto del 4/3/2020

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