Chiamata a raccolto. “I semi appartengono ai bambini”

Molto spesso chi organizza determinati eventi che, pur raggiungendo appieno il loro scopo non sono tra le notizie del giorno nei media, non si rende conto della rivoluzione vera e propria che sta realizzando. E’ il caso di “Chiamata a raccolto” che da sette edizioni convoca, è proprio il caso di dire, la realtà bellunese di Coltivar condividendo.
Veniamo al “manifesto” di convocazione “I semi non appartengono alle multinazionali. I semi non appartengono nemmeno ai contadini. I semi sono il futuro. I semi sono dei bambini”.
Si svolge l’ultima domenica di novembre nel Bellunese, più precisamente nel Feltrino, ai piedi del massiccio del Grappa. Per la terza volta, ci siamo andati.
Si tratta di un evento assolutamente atipico. Nessuno sponsor, nemmeno un patrocinio di un comune o di una comunità montana, niente di niente. Il manifesto declama secco il suo obiettivo. Null’altro. Chiaro che chi ha ideato tutto non ha voluto immischiarsi con amministrazioni, localismi,
parrocchie partitiche varie. In Italia è molto raro.
Di cosa si tratta? Perchè attrae migliaia di persone da tutto il nord est? E non solo, in molti arrivano anche dalla Toscana che non è precisamente dietro l’angolo.
E’, come dice la locandina, una “Chiamata a raccolto” avente nel suo obiettivo unico e chiaro, quello di far conoscere, comunicare tra loro, tutte le realtà che dal basso si occupano di semi della tradizione, i semi non ibridati, non modificati geneticamente, non sequenziati e nemmeno brevettati, accaparrati da qualcuno. I semi sono di tutti e nelle mani di tutti devono restare.


Non hanno bisogno di una ® che ne registri la proprietà , devono restare accessibili a chiunque voglia coltivarli, riprodurli, condividerli nella libertà totale.
Quella lbertà, dicono quelli di Coltivar condividendo, che, di fatto, non esiste. Sappiamo che sono non più di mezza dozzina le multinazionali nel mondo che possiedono oltre la metà delle sementi in circolazione e se parliamo di soia, mais, riso, questa percentuale sale ancora.
Le multinazionali si fondono, si aggregano e incorporano tra loro, i Cinesi di Chem China acquisiscono la svizzera Syngenta, Monsanto e Bayer si vorrebbero unire.
Ed i piccoli contadini? Chiamata a raccolto è l’esempio paradigmatico di cosa dovrebbe essere la risposta. Una risposta chiara, forte e radicale dal basso.
A Chiamata a raccolto si scambiano i semi. Tiziano Fantinel, anima del gruppo chiama, ovvero invita tutti quelli che conosce e sa essere sinceramente riproduttori e conservatori di semi.
Seedsaver, per il motivo che è negli Usa essi sono nati e poi diffusi in tutto il mondo.
Seedsaver, salvatori di semi, come si preferisce, che agiscono sul modello che il neurobiologo vegetale Stefano Mancuso ha ben descritto come modello “vegetale” ovvero modello a rete.
Mancuso scrive che il modello vigente di organizzazione, verticistico e gerarchico, è quello ereditato dal mondo animale. Un animale ha un cervello e se perde un arto è tremendamente menomato. Un vegetale, al contrario, non avendo il suo “cervello” determinato e distinto in un suo organo preciso, è capace di “ragionare” ovvero di adattarsi con molta più flessibilità.
Stefano Mancuso, delegato di Slow Food al congresso mondiale dell’organizzazione che si è recentemente svolto in Cina, scrive proprio che le associazione, gli organismi umani dovrebbero abbandonare il verticismo e la leadership univoca tipica delle organizzazioni attuali, tra le quali la stessa Slow Food, ed adottare un modello a rete, assolutamente a partire dalle radici ed indipendente nei suoi nodi, nei suoi rami.
Il movimento dei seedsaver convocato e radunato a Chiamata a raccolto, esprime già, assolutamente questo diverso, antitetico “coevoluzionario” modo di interagire.
Tiziano Fantinel ed il suo gruppo convocano, chiamano a raccolta. Il popolo dei seedsaver risponde compatto nel numero. Sette, ottomila presenze connesse esclusivamente dal condividere e ricercare, solo ed esclusivamente buone sementi, è una impresa e si ripete da sette edizioni con numeri sempre crescenti, assolutamente da tenere in considerazione.


Ma Tiziano Fantinel non è il “capo”, non è il leader, certamente, tutti, indistintamente, gli riconoscono carisma, capacità indubbie di organizzazione, fiuto e visione ampia. Ma, poi, finita la kermesse, l’evento davvero coinvolgente e totalizzante per questo mondo in tumultuoso movimento,
ciascuna realtà, associativa, strutturata o meno, ci sono coordinamenti e persino singoli che mettono giù il proprio ben fornito banchetto, dopo, ritorna nel suo territorio e riprende le sue interne dinamiche. A Chiamata a raccolto non si vendono i semi. Assolutamente proibito. Chi dovesse essere preso a farlo, è fuori, messo alla porta. Certo, per evitare che qualcuno, sprovvisto totalmente, perché magari alle prime armi o magari perché colto da una grandine, nel mondo agricolo è la terra a dettare le sue leggi, si consente di lasciare una piccola offerta, si tratta di pochi euro, beninteso, se lascia 50 centesimi, vanno bene lo stesso. Nessuna associazione presente ha da obiettare. E’ la regola. Una regola che, nel mondo in cui viviamo, è assolutamente in controtendenza.
Il linguaggio che si parla, sottinteso, evidente nei fatti e non tanto nei proclami, è che i semi sono sacri e devono restare liberi: no a ditte sementiere. No a chiunque, pur essendo certificato biologico, etico, equo e solidale o quanto di più rispettoso verso ambiente ed umani, voglia vendere.
La sala principale è riservata agli scambi. La sala importante, riscaldata. Fuori, il mercato rigorosamente biologico e per lo più locale , dove liberamente si possono acquistare dagli ortaggi ai prodotti tipici dell’artigianato locale ed anche qui nessun rivenditore ma solo autoproduzioni.
Uno schema netto: Chiamata a raccolto permette e sostiene la piccola agricoltura contadina, abbiamo constatato personalmente che nello spazio fuori c’erano davvero solo piccoli.
Non sono ammessi i soggetti del tipo “Natura Sì” per intenderci.
Questa divisione netta è frutto di una scelta chiara, i semi non si vendono, si scambiano.
Gli ortaggi, le marmellate, le calze di lana, per esemplificare, frutto di un lavoro di soggetti che si sostentano nel rispetto della terra e dei diritti di chi lavora, si possono vendere. Tiziano Fantinel è un contadino, produce piantine da orto a partire dai semi antichi in suo possesso, eppure, a Chiamata a raccolto, non è là, dove potrebbe legittimamente stare, in quel mercato, dove potrebbe guadagnare la sua giornata e dato l’afflusso, certamente la guadagnerebbe, ma è dentro, a distribuire, condividere, scambiare, ragionare col pubblico di semi.
Una collaborazione ed una stima reciproca affratella le varie realtà che, dal basso, in Italia, costituiscono la parte “organizzata” del movimento seedsaver, ed è dimostrata, anche questa, non da “documenti” ma da fatti. Il Consorzio della patata quarantina, fondato ed animato dalla figura di Massimo Angelini, tra i più stimati ruralisti italiani, è presente da sempre con la sua più unica che rara collezione di ben quattrocento patate italiane ed estere che sono là, sui banchi, a destare lo stupore e la meraviglia di un pubblico attento e sempre partecipe. Nessuna associazione, tranne quelle più meridionali, di rilievo, in questo panorama è assente, ma, ovvio, solo per una ragione di costi di spostamento, che, quanto all’ospitalità, quelli di Coltivar condividendo sanno aprire le porte e un posto letto lo trovano.
Chiamata a raccolto è un esempio, un esempio magistrale di decrescita felice, di collaborazione dal basso, di interazione a rete, per esempio, in questa sede, i dibattiti, dove, lo sappiamo tutti, chi “parla meglio” naturalmente tende o vine e spinto a tentare di prendere la testa del movimento, qui sono assolutamente marginali. Sono intervenuti esponenti di spicco delle diverse associazioni seedsaver anche dall’estero ma il cuore dell’evento, la ragione ultima per quale questo affezionato pubblico torna ed è sempre più numeroso, sono non le persone, per quanto, nell’ambiente tutti i più informati conoscano Tiziano Fantinel, Massimo Angelini o Alberto Olivucci, tra i nomi che, in virtù della lunga presenza ed operatività nel settore, si sono resi più visibili, ma i semi. I semi, stanno al centro, sono il cuore vivo, il germoglio pulsante senza i quali Chiamata a raccolto non raccoglierebbe, appunto, proprio nessuno.
Ricordo una delle prime edizioni, già notevole per presenze, dove, per tacito accordo, tranne un annuncio di benvenuto, a nessuno fu permesso di intervenire, solamente una poesia, “Cosa deve fare il custode di semi” fu letta pubblicamente. Si trattava di una poesia, non di un discorso “politico” o programmatico. Eppure Tiziano ed il suo gruppo hanno idee chiare, chiarissime sulla politica in generale e sulla politica alimentare praticata a livello planetario.
Affermiamo che oltre queste necessarie e condivise visioni, è Chiamata a raccolto stessa, un programma chiaro. Basta leggere i fatti. E sono fatti composti di persone che affrontano un viaggio dove, è certo, non guadagneranno nulla , al più troveranno ed è gioia pura, per la quale vale la pena muoversi, sementi rare per il proprio balcone, campo, orticello.
Un amore grande e condiviso. E poi, gli abbracci, che sono anch’essi gratis e per tutti.
Chiamata a raccolto, per chi ritorna, ha una dimensione umana nella quale, durante gli scambi, se qualcuno intona una bella canzone, altri gli vanno dietro. E’ normale, è giusto, è bello così.
E, per ultimo, ma last but not least, i bambini. I bambini delle scuole dove si pratica l’agricoltura più bella, quella che fa crescere ed insegna. I bambini con i loro maestri e maestre degli orti didattici della zona. Una presenza gentile, i semi, non lo abbiamo già scritto e ripetuto, non appartengono alle multinazionali, i semi non appartengono nemmeno ai contadini. I semi, si sa, sono il gernme che custodisce il futuro, i semi sono dei bambini.
Teodoro Margarita
Asso, 27 novembre 2017

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