Pomodori sul Lambro

Lambro
Questo fiume, originato da una sorgente sui monti del triangolo lariano dal nome antico, Menaresta, ovvero, in dialetto, intermittente, è considerato tra i più inquinati d’Europa.
E lo era anche qui, davanti a casa mia, ad Asso, non molti decenni orsono. Il Lambro era un fiume Arlecchino e a seconda delle lavorazioni in corso nella locale stamperia cangiava di colore e lo vedevi giallo, rosso, blu di settimana in settimana. Poi vi si aggiungevano gli scarti delle imprese che lavoravano le forbici e prive di qualunque depurazione, il cromo, il nichel residuo finivano direttamente in acqua.
Già questa sarebbe stata la morte e la fine del corso d’acqua, no, non bastava, innumerevoli scarichi industriali dell’operosa e velenosa Brianza, non sono io, cito Battisti, continuavano l’opera di assassinio del Lambro fino al suo sbocco nel Po, fino all’arrivo a Milano allo stato di cloaca chimica pura.
Questo il Lambro.
Sono passati gli anni, le piccole officine dei forbiciai hanno chiuso i battenti grazie alla concorrenza asiatica, la stamperia si è dotata di un buon depuratore, mano mano hanno fatto le restanti industrie ed ora il Lambro, almeno qui, a monte, è tornato vivo.
Lo testimoniano le troterelle che vi nuotano dentro, le famigliole di anatre che vi abitano stabilmente, l’airone che pesca e se ne sta tutto serio e compito sul masso al centro dell’alveo.
Nonostante un serio sversamento di idrocarburi di una ditta di Villasanta, il Lambro dimostra che se si vuole, un fiume può rinascere alla vita, può riprendere ad essere portatore di acqua e non di veleni.
Occorre che gli uomini lo vogliano, che le leggi che essi stabiliscono vigilino e decretino sulla salubrità dell’acqua.
Ma io voglio parlarvi dei pomodori sul Lambro, si, voglio descrivervi i pomodori, diverse varietà, che stanno, ora, in questi giorni maturando a decine e decine nel greto del fiume, qui ad Asso, di fronte all’Oltolina, proprio in mezzo al paese.
Sono andato a raccogliermene qualcuno, sono davvero tanti. Sono germinati e spuntati, sono andati avanti, sono venuti su in silenzio ed ora eccoli: a pera, tondi larghi, piccoli ciliegini, lunghi e a punta, a peretta. Pomodori sul Lambro come emblemi di gioia, di una speranza che è espressa da colori i più sgargianti, il rosso dei pomodori frammisto al verde dei piccoli pioppi, dei salici, della menta acquatica, del pepe d’acqua, di tutte le altre essenze che ci si aspetta di trovare lungo un fiume prealpino… e questi pomodori!
Come se una mano geniale si fosse divertita a creare un orto magico, diffuso lungo un fiume, tra i sassi, lungo le rive, sotto il ponte.
Li prendo come un auspicio, come un segno di augurio, una fervida speranza: se nel Lambro possono nascere e vegetare, diventare maturi i pomodori vuol dire che ce la possiamo fare?
Alcuni anni fa io avevo interrato lungo le rive dei tuberi di topinambur, anche quelli sono spuntati, avevo anche gettato dagli argini, semplicemente giù dalla strada, semi di enotera, bellissimi fiori gialli: eccoli là, in mezzo ai pomodori in una commistione di colori unica.
Se altri seguissero, se altre essenze venissero messe a dimora, se altro fiorisse assieme a questi bei pomodori, chissà, un giorno potrebbero tornare altri animaletti, si potrebbero riprodurre più uccellini, a causa del cibo che troverebbero facilmente, chissà…

Godiamoci questa fine estate e se passate di qui, scendete lungo il greto e ammirate anche voi questi pomodori, magari ne portate a casa qualcuno. Non dalla Sicilia, non dalla Spagna, direte ai vostri figli, questi sono pomodori figli di una speranza
nuova e tutta lombarda: sono i pomodori del Lambro.
Teodoro Margarita.

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