La Rete Semi Rurali

La Rete semi rurali è una associazione di secondo livello. E’ lo sbocco istituzionale di un movimento, quello dei seedsavers, salvatori di semi, che in questi anni, gli ultimi dieci, quindici anni, è cresciuto impetuosamente. Riuscendo solo raramente a bucare lo schermo dei media importanti, soffocato dalla ingombrante e compromessa figura di Carlo Petrini e dalla sua Slow Food onnicomprensiva e vorace, un movimento come il nostro, nonostante l’oscurità mediatica, si contano sulle dita di una mano le volte che la Rai o i grandi giornali si sono occupati di noi. Ciò nonostante, il movimento cresce. Noi, ovvero Civiltà Contadina, ne siamo parte fondante e la sola associazione strutturata operante a livello nazionale. Più presenti nel settentrione, ci siamo. E’ stato del nostro presidente storico, Alberto Olivucci, il primo libro “Salva i semi con i seedsavers” ed ancora è nostro il “Manuale per salvare i semi e la biodiversità” nelle sue due edizioni, l’ultima, con Terra Nuova.
E’ sempre Civiltà Contadina che è entrata nelle università, Politecnico di Milano e Accademia di Brera. Tesi di laurea sono state scritte su di noi e le nostre tematiche. La Rsr raccoglie il meglio di tutte queste intelligenze.
Ci conosciamo e di persona. Riccardo Bocci, Massimo Angelini, Claudio Pozzi, Tiziano Fantinel. Nelle regioni dove operiamo da sempre, promuoviamo scambi di semi. Promuoviamo la ricerca delle sementi rurali.  Ricerca metodologicamente scrupolosa. Privilegiando le essenze locali aventi un nome dialettale, il che vuol dire stabilire una storia etnobotanica dell’essenza in questione. Ciascuna associazione ha i suoi fiori all’occhiello. La nostra sezione lombarda ha ritrovato e riprodotto essenze che altrimenti sarebbero scomparse con tutta la loro storia popolare. Una, in particolare, il “miliun” che, per dire, cresce abbondantemente nel mio orto, questa bella e fruttifera cyclanthera pedata. Altre associazioni hanno le loro patate, i fagioli, i pomodori, per non dire delle infinite varietà di mais, di cereali antichi sottratte all’oblio.
Ci siamo. Globalmente, cresciamo e non è questione di numero di iscritti. Scissioni, ricomposizioni, un mare biodiverso che ribolle. Incomprensioni, rotture anche sul piano personale, una somma di problemi non hanno arrestato la crescita impetuosa del movimento perchè è di un movimento che si tratta.
Un movimento che ha saputo trovare i suoi alfieri, la sua poesia, ha le sue bandiere e sono diverse e tante ed è giusto, sacrosanto sia così. Ciascun contadino, anche uno solo, cosciente e consapevole, sa di possedere un tesoro, una grande risorsa non solo genetica ma la memoria di un piccolo popolo che ha adattato a sè, alle proprie esigenze, al pedoclima della propria terra, quell’ortaggio, quel particolare cereale, quel singolare albero da frutta, quell’animale della bassa corte.
La biodiversità ha questa caratteristica, quella di essere locale, esistevano già le patate usate da tutti, le patate provenienti dai laboratori americani, meglio dire statunitensi, ma il nostro grano, il nostro mais, così ci dicono i contadini, canta un’altra, singolare canzone.
In questo settembre che ha seguito una estate torrida e infuocata, momenti importanti per il movimento. Il convegno Fao a Roma al quale la Rsr ha partecipato sulle “Case delle sementi”, riconoscimento al livello più alto dell’importanza dei seedsavers e del loro lavoro di riproduzione e custodia. Nei giorni 14 e 15 ottobre prossimi, a Bergamo, si svolgerà il vertice dei ministri dell’agricoltura del G 7.
Cosa andremo a dire, tutti quanti insieme, noi salvatori di semi, a quei signori? Sappiamo di già che Slow Food, parole del ministro Martina, sarà nei palazzi, a pranzo con loro.
E noi, cosa ne dice il movimento di base per la biodiversità? Cosa andremo a dire, noi, seedsavers? Cosa dirà ogni singola associazione o collettivo, e infine la Rsr, cosa dirà nel suo complesso?
Una posizione comune? Ciascuno per la sua strada? Arrivano ministri con idee diverse, quello Usa, emanazione del pensiero (?) trumpiano, nettamente pro-OGM e negatore del cambiamento climatico e gli altri, con sfumature diverse se non in netta contrapposizione agli Americani.
Il nostro movimento cresce, è nostro dovere dargli un’espressione pubblica, politica, nel termine più nobile della parola.
Civiltà Contadina aderisce alla Rete bergamasca sul vertice dell’agricoltura.
Aspettiamo di sentire gli altri o la Rete Seme Rurali nel suo complesso.
Ci vediamo a Bergamo! Con buone idee.
Il buon seme si salva stando insieme.

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