OGM e Vita di Campagna

Il mio commento, “Vita di Campagna con OGM“, all’articolo “Non dobbiamo avere paura della genetica agraria” comparso sulla rivista “Vita in Campagna” di aprile di quest’anno,  ha generato questo scambio di mail che credo sia giusto condividere con voi che mi seguite, in modo che il dibattito sia il più ampio e costruttivo possibile.

Dietro mia sollecitazione la redazione mi ha risposto con queste parole.

Egregio sig. Margarita,

siamo veramente stupiti e sconcertati per la Sua reazione così violenta all’articolo del dr. Grigolo. Come Lei certamente sa, leggendo Vita in Campagna (non ci risulta direttamente abbonato, ma probabilmente l’abbonamento è sotto altro nome), Vita in Campagna da sempre tutela, difende e appoggia la biodiversità in agricoltura tanto che ha costituito un sodalizio con 7 Associazioni italiane che operano in questo campo e con le quali sta creando delle sinergie a favore anche dei propri Abbonati. Siamo pertanto perfettamente consapevoli dell’importanza della biodiversità e della tutela del patrimonio floristico e faunistico del nostro Pianeta e quanto possano operare in questo campo gli abbonati di Vita in Campagna. L’articolo ha però lo scopo di spiegare e ricordare quanto sia importante ed opportuno che la scienza (in questo caso dedicata alla genetica agraria) possa operare per raggiungere ulteriori conquiste per il benessere e il futuro dell’umanità. Penso che non possa non concordare con noi che sarebbe una grande conquista anche per il piccolo agricoltore avere a disposizione varietà resistenti che non richiedono trattamenti (che guarda caso sono prodotti forniti dalle multinazionali che Lei contesta) o varietà meno bisognose d’acqua o varietà più produttive per ridurre il fabbisogno di terra. Nell’articolo di Grigolo, tutto questo è detto senza andar contro né alla biodiversità, né alla necessità di tutelare l’ambiente. Anzi il miglioramento genetico ci deve aiutare proprio in questa sfida. Né vogliono essere pagine di pubblicità a favore degli OGM, però la nostra opinione è che non possiamo opporci alla scienza e al proseguimento sulla strada del miglioramento genetico in agricoltura.
A nostro parere coltivazioni estensive e piccole produzioni dovranno per forza convivere data la variabilità dei terreni coltivabili e delle situazioni sociali e demografiche e sarà giusto che tutti operino cercando di essere il meno invasivi possibile sull’ambiente e sulla salute dell’uomo.
E queste conquiste sig. Margarita si otterranno solo con il miglioramento delle specie da coltivare. I processi potranno essere lunghi (come è stato nella storia dell’umanità) o più brevi, grazie alle nuove tecnologie.
Ma il processo è imprescindibile, starà all’uomo gestirlo nel modo più corretto, non vietandolo.
Questa la sintesi del tutto.
Cordiali saluti

Dr.ssa Elena Rizzotti
Direttrice Responsabile

A queste parole mi sono permesso di rispondere

Spettabile redazione,
ho letto per anni la rivista, ne possiedo annate intere. La risposta non nega l’essenza dei fatti.
La storia dell’agricoltura snocciolata da Grigolo non è esattamente quella che conosco io.
Quella è la vulgata che si spaccia per verità. Altri grandi agronomi di rango mondiale che ho avuto occasione di conoscere e di studiare, personalmente, come Renè Dumont o Claude Aubert, danno tutta un’altra versione dei fatti.
Non è stata la meccanizzazione a sfamare il mondo. Non è stato l’uso intensivo della chimica. Molte altre variabili di tipo sociologico, politico hanno giocato e non sono state prese in esame dal servizio.
Nel servizio non si fa menzione dell’impatto della rivoluzione verde sull’estinzione di migliaia di specie. Non si fa menzione sulla perdita spaventosa di fertilità dei suoli, sullo spreco immane d’acqua.
Sugli Ogm non si dice di cosa sta avvenendo negli stessi Usa con la avvenuta e dimostrata contaminazione genetica dell’amaranto rosso che è diventato resistente al Round Up Monsanto, Carolina del sud, studi della locale università lo dimostrano.
Sugli Ogm non si dice del binomio infernale pesticida-semente, dell’assoggettamento dei piccoli coltivatori ed alla loro sparizione.
I suicidi a decine di migliaia di contadini in India, e non è stato scritto oltre che ascoltato con le mie orecchie in occasione di una edizione di Terra Madre a Torino dalla stessa Vandana Shiva, per colpa del famigerato cotone Ogm Terminator.
Non si dice di come poche multinazionali abbiamo in mano il mercato mondiale delle sementi, che le altre agricolture, la nostra, tra le altre, siano in balia di costoro.
Ovvero che Ogm, biotecnologie e biodiversità viaggiano su binari in opposizione tra loro.
Umberto Veronesi lo sosteneva, egli favorevole agli Ogm, di fronte ad una nostra precisa ed incalzante domandava, finalmente lo ammetteva: coltivare una sola varietà per forza di cose vuol dire l’estinzione delle altre. Sapendo che agli inizi del novecento le varietà di riso conosciute erano dodicimila e che oggi non sono superiori alle trecento, per esempio, con l’avvento degli Ogm sono destinate a scomparire pure queste.
No, spettabile rivista, o l’una o l’altra, o una agricoltura che significhi protezione del paesaggio agrario, pare che i macchinari mostruosi adottati dall’agricoltura (?) moderna abbiano spazzato via le siepi, i fossati, la policultura e quindi il vasto e vario paesaggio agricolo mondiale, oppure continuare e gli Ogm ne costituiscono pilastro, proseguire su questa perniciosa strada.
Non si può essere per gli Ogm e per la biodiversità contemporaneamente.
Restiamo su registri opposti parliamo e decliniamo lingue diverse. Claude Aubert scriveva “Curare la terra per guarire gli uomini”, la quantità di pesticida, cotone Ogm e Round Up Monsanto ne sono l’esemplificazione più evidente, in binomio obbligato, Ogm e glifosato un micidiale combinato, a noi pare che il suolo ne venga ucciso, contaminato.
Non proseguo, decine e decine d’anni di letture, di pratiche agricole differenti vanno nella direzione di un amore per la terra che con Monsanto o Syngenta non c’entra niente.
Attaccare violentemente? Monsanto ha già ucciso, costretto al suicidio migliaia di padri di famiglia in India, le sue sementi autosterili hanno già devastato e saccheggiato abbastanza, dobbiamo parlare un linguaggio diverso? Monsanto ha denunciato Neil Young per l’intero suo album “Monsanto Years” perchè il cantautore denuncia, nero su bianco, i crimini della multinazionale.
Noi cantiamo la stessa sua canzone. Vada ad ascoltarsela. Neil Young è a piede libero. Noi vorremmo i dirigenti Monsanto in galera. No, decisamente non stiamo dalla stessa parte. La rete internazionale dei seedsavers di cui Civiltà Contadina è parte, io sono tra i dirigenti da anni, intona quella canzone. Per noi la primavera della rinascita della campagna italiana e mondiale e non passa per i laboratori e per i fondi speculativi, per i bond, i futures e i derivati di chi specula sulla fame per arricchirsi.
Stiamo sullo stesso pianeta ma sogniamo un futuro diverso, di pace e di democrazia. Democrazia che l’accaparrarsi in poche mani delle sementi attraverso i relativi brevetti su di esse, mettono gravemente in discussione. Vita in campagna non è una rivista “politica” e può essere un bene ma è anche un limite. Noi stiamo dalla parte di Via Campesina, la rete mondiale di contadini di base, ricevuta, tra le altre cose, da Papa Francesco, noi non abbiamo nulla a che spartire con i Big dell’agroindustria.
Il buon seme si salva stando insieme. Insieme, nella pluralità delle culture e delle colture, dei paesaggi. Nella biodiversità cantata negli orti, non sappiamo che farcene dei padroni del genoma. Essi hanno già troppo potere, che si liberino i buoni semi, invece, che si dia potere al piccolo e libero podere… agli Ogm un calcio e vigoroso, nel sedere.
Ossequi.
Teodoro Margarita

Aspetto i vostri commenti.

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