Athena e Rosetta

Athena e Rosetta sono due intraprendenti vitelle. Due allegre giovenche dal settembre scorso sono riuscite, in una Brianza sovraffollata, tra strade trafficate, villette e paesi addossati l’uno all’altro, a sopravvivere , libere. Appaiono bellissime e sono certo che chiunque che non sia una mangiavacche sfegatato, se ne possa perdutamente invaghire. Athena e Rosetta sono scappate dalla fiera del bestiame di Rogoredo, siamo gennaio ed esse, miracolo, prodigio, portento, sono ancora vive e trotterellanti.
Succede che durante la fiera, forse per un furto di vacche, abigeato, tecnicamente, roba da far west, qui, in piena Brianza high-tech, dove ci sono più capannoni che alberi, più pub che stalle, qualche capo di bestiame riesce a sfuggire, approfittando del parapiglia, e se ne invola. Libere come l’aria. Athena e Rosetta, che nomi, classici, portentosi, sfuggono alla caccia, mica nelle praterie del Midwest, quasi scampando a fieri cavalieri Sioux o cacciatori di bisonti ingaggiati dalle ferrovie, qui, in questa placida e velenosa Brianza, come cantava il Battisti nazionale.
Nella terra delle “villette-villette” di gaddiana memoria, terra profondamente industrializzata, avvicendarsi di colline e strade che ti ci perdi, loro non si sono perse d’animo. Grande cuore e forte tempra vaccina. Athena e Rosetta, buon fiuto? Hanno intercettato una piccola comunità umana, nei pressi di Brenna, vicino a Cantù, e sono state amorevolmente accudite. E’ sufficiente avere accarezzato il muso di una vacca per non riuscire più a mangiarsela, almeno a me, vegetariano dal 1982, è accaduto così.
Se poi Athena e Rosetta risultano figlie predilette di un fato burlesco e in vena di ridere, sono i bambini, non a caso, Disney, un suo cerbiatto eroe, lo chiamò “Bambi” che fanno la tenera differenza.


A Brenna hanno coperto la fuga, ristorato le giovenche, familiarizzato. Athena e Rosetta sono figlie della comunità. Che con esse non si siano riempiti le pance, anche il bracconaggio è comune, in Brianza, altro che, ed invece abbiano riempito le pance delle vitelle, è una storia da Hollywood o almeno da Festival di Venezia, questo è certo.
A leggere e raccontare di storie come queste, comunque finiscano, c’è da rallegrarsi e pensare che se degli occhioni grandi riescono ancora a commuovere, c’è speranza, in terra di Brianza.
Athena e Rosetta, nessuna intenzione di finire cone Thelma e Luise, come hanno scritto le locali gazzette, subito precipitatesi sulla storia, adesso , ovviamente, sono state rintracciate dal legittimo proprietario. L’allevatore che le deteneva. Orbene, non credo che si voglia mettere in discussione il diritto di proprietà, sacro in questa terra di Brianza, allora, la speranza? La speranza, l’unica, è che la comunità gioiosa che protegge le latitanti, le acquisti.
E’ l’unica, davvero e non impossibile. In fondo due vitelle costano come o meno di due utilitarie usate e non c’è nemmeno da pagare il bollo o l’assicurazione. Si è fatta viva una certa “Fattoria delle coccole di Appiano Gentile, qui vicino, per adottarle e aggiungerle a tutte le altre bestiole salvate dal macello, ma no, che Athena e Rosetta stiano a Brenna. Si paghi il giusto guiderdone all’allevatore,
e che le allegre vitelle stiano qui. Vado a trovarle, corsare vaccine e fortunate, vacche felici e spensierate che sarebbero state, nel 99% dei casi, macellate e digerite. Il destino non ha voluto così.
Athena e Rosetta, musetti ispiranti, potrei avere, almeno un poco, di vostro beneaugurante letame, per il mio orto di Cranno?
Letizia , viene proprio da letame e sapesse, belle vitelle, di quanta ce sia bisogno in questo avvelenato, affamato, ingiusto mondo.
T M

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Un commento

  1. Caro Teodoro, spero prima o poi di conoscerti, le tue storie sono sempre divertenti e speranzose e soprattutto parlano delle cose che amo. Grazie e buona giornata Nara

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