Il terrorismo non si combatte con le bombe.

Partita di Crevenna.Il terrore non  si combatte col terrore.

il terrore non si combatte col fragore delle armi e con gli stendardi al vento.

Il terrore si sconfigge con l’accoglienza,

col sorriso e la  condivisione.

Il terrore si placa con l’amicizia.

Con il non voler approfondire il solco delle differenze

ma con il colmarle.

Il terrore si combatte con il non considerare

fondanti nè religione nè colore.

il terrore è alimentato dalle industrie delle armi.

Il terrore è cercato dalla crisi economica e genera altra crisi.

il terrore alimenta le dittature.

Il terrore serve alle dittature.

la libertà nasce dalla fiducia.

La guerra allinea e incanala.

la guerra è il terrorismo legalizzato.

Noi siamo la base, loro sono il vertice.

Abbraccia il tuo vicino straniero e suo figlio

non diventerà un terrorista.

Condividi l’amore per la terra, insegna la sua fertilità,

salva il seme buono della fratellanza,

abbraccia forte in ogni individuo la bontà e la speranza.

coltiva bene il tuo giardino,

insegna le mani nella terra ad ogni bambino.

Abbraccia con lo sguardo il mare e sappi

che è immenso e che non lo potrai mai acquistare.

Fatti prendere dalla dolcezza del tramonto e salverai

un angolo di mondo.

Adora i colori  dell’arcobaleno e resta incerto delle tue certezze.

Il terrore si alimenta di frasi forti e slogan rimbombanti,

scegli la delicatezza, apprezza le carezze,

ama la fragilità dei fiori.

Persino il militarista più cocciuto, ne vorrebbe qualcuno sulla sua tomba.

Noi, amici della pace, dedichiamoci a coltivare, coltivare e praticare il dono.

Ogni qualvolta che cantiamo una canzone bella,

ogni qualvolta che insieme facciamo colazione con le mele

e la marmellata dell’albero piantato insieme, allontaniamo

di un poco la guerra.

La pace passa dalla terra.

La pace passa dall’orto condiviso e  dal giardino.

La bellezza annienta la disperazione.

Il terrore nasce dalla solitudine e dalla disperazione.

Che le nostre case siano il focolare accogliente del villaggio

grande di pace che vogliamo costruire,

non saranno i soldi a pacificare il mondo.

Non saranno le armi.

Saranno il sorriso, dispensato a palate, saranno

questi mani, queste braccia forti che si astengano dal sangue.

Queste braccia e queste dita fragili che sappiano usare una vanga, una penna, una matita.

Queste mani forti e delicate che con occhi, cuore e mente, sappiano, ogni giorno, con costanza,

immaginare un’altro mondo, un’altra vita.

Il banco dei semi.

T M

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