Pomodori alla Biofera.

Perino giallo.
Perino giallo.

Quale gioia, luce negli occhi dei bambini e non solamente in quelli dei bambini, quando durante le infinite fiere, mercatini, manifestazioni alle quale veniamo invitati, intravediamo quando abbiamo mostrato un pomodoro perino giallo.

Non sono comuni, no. Non si trovano al supermercato e nemmeno dal fruttivendolo.  Sono una varietà che noi, salvatori di semi, provvediamo a coltivare, anno dopo anno, semina dopo  semina, raccolto dopo raccolto, per tenerne in vita la peculiarità. Ed il ragionamento, alla domanda “Ma ci sono anche pomodori gialli?” Certo, si pensi alla parola, bellissima, nella nostra lingua “pomo d’oro” ed infatti, in Italia si coltivavano decine di varietà di color di fondo giallo.

Nelle altre lingue europee, Tomates richiama la parola tomatl, azteca, per indicare il frutto.

Infatti, di pomodori ne esistono una infinità di forme, dimensioni, colori e variano e di molto, le caratteristiche organolettiche di ciascuno. Variano il profumo, la consistenza, il sapore, la grana, la durevolezza, non sono uguali in nulla.

Il pomodoro è una solanacea, quelli a sfondo giallo  contengono molto meno solanina e sono più dolci.

Il pomodoro perino giallo, lampadina, come viene chiamato nei vari luoghi, il nostro ha origine nel Piacentino ma pomodori gialli da appendere, tondi e grossi, se ne raccolgono e se ne fanno trecce, si conservano per tutto l’inverno, sono comuni o lo erano, nel Beneventano. così come se ne trovano gialli ma di forme diverse, più affusolati e piriformi o decisamente più svasati, più tondi e larghi alla base. Una storia emblematica, questa dei pomodori.

Sono arrivati dal nuovo mondo ed erano poco più di bacche, usati come piante ornamentali.

Sono occorsi diversi secoli e aver dovuto, come per le patate, superare diffidenze notevoli, per arrivare alla sapidità, al sapore che, oggi, danno al nostro cibo, un colore che , nel meridione, ma piano piano, ovunque, arricchisce ogni tavola.

Per giungere ai San Marzano, ai cuori di bue, ai pomodorini di Pachino, non ci è voluto un giorno.

Sono stati secoli di selezione da parte dei contadini di tutta Europa e negli stessi stati americani e fuori dall’Europa, il pomodoro ha conosciuto una differenziazione incredibile. Si capisce. In natura non esiste la assoluta immobilità. Le piante, come gli animali, così come l’uomo stesso, si evolvono in ragione delle condizioni climatiche, ecologiche, delle oggettive possibilità di sviluppo o meno. E si continua, il processo avviene sotto i nostri occhi.

Il nostro pomodoro perino giallo, affidato ad un contadino che coltivava in una pianura fertile, ben irrigata e concimata, è… ingrassato. Immediatamente ha perso quella graziosa forma a lampadina ed è diventato un pacioso grosso frutto a forma di pera ma alquanto abbondante nelle forme. Normale. Questo è frutto della capacità genetica innata in un organismo vivente e nulla ha a che vedere con mutazioni indotte a partire da frammentazione e scomposizione del DNA, quelli sono Ogm ed uccidono ogni biodiversità, altro discorso, il nostro perino giallo.

Quando seminiamo, dopo aver provveduto a salvaguardare la semenza, i nostri pomodori, non solo perini gialli ma una abbondanza di varietà che supera la decina e nostri soci ed amici arrivano a coltivarne ottanta diverse, abbiamo ben chiara la coscienza di ciò che stiamo facendo.

E’ un compito prezioso. Prezioso che ci assumiamo noi, orticoltori rurali per passione e poco per mestiere.

La biodiversità è preziosa. Perchè? Non si tratta solamente di non perdere frammenti di storia di una civiltà contadina che rischia di scomparire soffocata dagli ibridi e dagli Ogm. non è  solo questo, è anche questo.

Quando, con i nostri bambini, nelle sere d’autunno ci mettiamo a far bustine di pomodori, illegale, legale, in questo momento poco importa,  noi sappiamo che se non lo facessimo queste varietà morirebbero e non è giusto.

Noi sappiamo, soprattutto, che queste varietà hanno la naturale capacità di resistere agli sbalzi atmosferici, di saper sviluppare radici forti, di affondare in esse  e di cercare l’acqua dove gli ibridi non sanno fare.

Una estate come questa, del 2015, è stata il banco di prove delle nostre antiche varietà o tradizionali, come vogliamo chiamarle. esse hanno dato buona prova. ci hanno scritto da parti d’Italia diverse e dappertutto i nostri semi ce l’hanno fatta. Esistono, poi, varietà ancora più resistenti alla siccità come il “siccagno” della zona vesuviana che praticamente va bagnato all’inizio e poi può proseguire senza ricevere più acqua.

Abbiamo coscienza dell’importanza di farsi i propri semi. L’acqua è un bene prezioso e sempre più raro.

Per l’acqua scoppiano guerre esattamente come per il petrolio. Il clima si surriscalda. l’acqua comporta l’adozione di una pratica agricola che ne tenga conto. Nei nostri campi di Cranno e di Fraino, Vallassina, tra Como e Lecco, i pomodori vivono associati ad altre culture. Nel mio orto ma non saprei dire se è più un giardino, i pomodori convivono con tagete, cosmos, cosmee, ai piedi c’è il basilico e non mancano piante di bietole e melisse, intorno, echinacee e un mondo di verdure di ogni specie. Adoriamo la molteplicità, i nostri pomodori devono il loro sapore alla convivenza di una ricca flora che, lo sappiamo, contribuisce al benessere delle nostre piante, quindi della nostra terra, degli insetti, una moltitudine di farfalle, api, bombi, e, in ultima analisi, di noi stessi.

Questo ci racconta il pomodoro perino giallo, la succosa lampadina che volentieri affidiamo alle manine dei bambini.

Per noi, la Biofera di Canzo, da ormai oltre tredici anni, è il primo appuntamento fisso, passata l’estate, ove presentare il frutto del nostro raccolto, la nostra amata biodiversità. Il nostro gruppo, diverse famiglie tra l’Erbese e la Valassina, ci incontriamo ed incontriamo un pubblico attento, qui, a Canzo, siamo nati come gruppo locale di Civiltà Contadina, il primo a nascere in Italia e qui, partendo da questi luoghi intessiamo le nostre reti.

Alice Pasin, lo scorso anno, presentò sul banchetto un assortimento di salse fatte in casa delle diverse varietà di pomodori che coltiviamo. Uno spettacolo, una meraviglia silenziosa di colori diversi. Certo una salsa fatta con i ciliegini è diversa da quella fatta a partire dal Nero di Crimea o da un Gigante di Lecco. Diversi sono i sapori, gli impieghi culinari, un mondo di gastronomia altra che si affaccia e ridona gusti altrimenti perduti. Selezione di pomodori di AliceUna dimostrazione di cosa sia possibile ottenere da una coltivazione variegata. Sono i nostri pomodori, sono i nostri campi, frutto del nostro lavoro di ricerca e senza nessuna sovvenzione pubblica, senza nessuna istituzione che riconosca uno straccio del lavoro che facciamo, sono lì  anche quest’anno. Vero che il lavoro silenzioso è quello più prezioso. l’umanità riproduce semi da quando esiste l’agricoltura. Noi, continuiamo a farlo.

Continueremo a diffondere la buona semenza, le buone pratiche, le consociazioni, le concimazioni organiche, la pacciamatura, l’orto sinergico.

La Biofera di Canzo, manifestazione che ha ornai oltre 25 anni di storia, è la nostra prima vetrina.

Possiamo intervenire con i nostri banchetti a tante altre in Lombardia e altrove. Partendo sempre da quel pomo d’oro, giallino, chissà perchè.

Teodoro, Pomodoro…Margarita

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