Saremo capaci di carezze

Il mio dovere è non piangere. Io non mi posso permettere di piangere. No, non posso.Non sono in condizione.

Io che sono stato amato, io che ho assaporato la schiuma del mare nel momento in cui Venere nasceva, io che ne ho avuto irrorato il volto, no, non posso piangere. Ora che questa visione ha lasciato la terra ed è tornata al cielo, ascesa ad altre fugaci stelle, io, che l’ho veduta, non posso che contemplarne la meteorica scia, le filamentose, sottili, luminescenti iridi rimaste sulla pelle. Diverranno nei, efelidi, un segno , una ruga, certamente scaveranno. Il mio dovere è non piangere. non posso. non devo. Annegato in una stiva. Soffocato nel vano di un camion. Sballottato giù da un gommone. Falciato da una raffica di scafista o di doganiere, di poliziotto o di cacciatore di uomini. Ecco: quello, quest’estate e per fortuna, non sono io.

Io, ero al mare con la bella ed i suoi bambini e la nostra spiaggia non ha mai vomitato cadaveri. I litigi e gli screzi sono stati sulla qualità di gelato da sorbire. Io, non devo piangere. Non ho venduto la mia casa e nemmeno rinunciato al mio lavoro per partire.

Noi, noi fortunati che possiamo permetterci il lusso di soffrire per amore.

Beati, fortunati, immensamente felici.

Noi, noi non possiamo lamentare un dolore. In quest’agosto di sangue, noi non possiamo. Sarebbe far torto alla nostra intelligenza, alla nostra sensibilità. Una perdita di tempo. liquidi lacrimali necessari a ben altri scopi. Su, drizzare la schiena e persistere nelle cose di sempre.

Le nobili e buone cose di sempre. i semi, la terra, la vita.

Se ogni occidentale che possedesse un orto si riproducesse da sè i suoi semi, se attivasse le reti che, a fatica, attiviamo noi, non ci sarebbero tanti morti nel Mediterraneo. Si, avete capito bene. Se avessimo tanti di quei semi riproducibili e liberi da inviare in Africa, avremmo un’agricoltura locale più forte, e se i contadini non fossero ingannati dalle multinazionali, dalla maledetta agroindustria non ci sarebbe la desertificazione e quindi,meno profughi ambientali. Si, non abbiamo il diritto di piangere per amore. stringere i denti e ci vuole poco. Chiarità d’idee e linearità d’intenti.

Una rete, sapere, conoscenza condivisa e tanta, tanta voglia di comunicare il giusto.

il contrario di quello che fa Expo. “Affamare il pianeta, energie per la morte.”

Il mio dovere è non piangere. La persona che ho amato, che mi ha amato, sta bene, sorride, riceve gli amici e non ha lasciato i nostri discorsi sulla terra inascoltati. Allora? Un’altra persona acquisita alla causa. perchè piangere, dunque?

noi dobbiamo imparare a resistere. verranno tempi ancora più duri. E l’egoismo sta montando come schiumosa stolida rabbia, risentimento ignorante, fascismo diffuso “Fuori i profughi!” come se non suonasse farsa, pazzia pura: Un profugo è uno che, per definizione, è stato scacciato.

Credete che ad un profugo siriano Salvini faccia più paura di Assad, delle sue barrel-bomb o dei tagliatori di testa dell’Isil?

Non fatemi ridere. Un profugo è qualcuno che non ha che da perdere la vita. La speranza l’ha già persa.

Rimette in piedi, nel mare ignoto, un frammento di luce. e sa che non è detto ce la faccia.

Oh, i razzisti schifosi. Sappiate che la ruota della fortuna gira e domani, dopodomani, potrebbe essere la Lombardia la terra dalla quale fuggire.

Dice niente il nome “Seveso”? E che ci vuole che per altre estati torride, in Calfornia sta già succedendo, non ci si ritrovi senz’acqua.. e allora?

Dove andare? credete che io farnetichi? vivo in lombardia anch’io, e spero di farneticare, invero lo spero, ma non è impensabile. può essere.

Può essere, può accadere, come in California, appunto.

Il mio dovere è scrivere e ragionare. il mio dovere è pensare.

Potrò stringere a me un’altra donna, se sarò saldo. se la visione di una vita a due passerà per il sogno di un villaggio aperto, di campi ove i bambini siano liberi e possano parlare tra loro senza schemi prefissati, senza barriere.

Io non devo piangere. io mi son caricato addosso un fardello e devo trascinarlo innanzi.

Saremo ricordati, se un futurò sarà, per l’impegno e la caparbietà nel perseguire i nostri ideali.

Solo per questo. il resto è affar nostro e intimo.

Io vorrei sempre affiancare amore e prassi militante, semine condivise, una pacca sul sedere alla mia donna, un sorriso, una carezza, “Avanti, su, bella!” ed ospitare nella nostra casa chi cerca aiuto,nei limiti delle nostre possibilità.

Vorrei sgranare piselli e fagioli, fare semi buoni ed insegnarlo ai bambini.

Il mio dovere è questo. Ma lasciatemi, vi chiedo, lasciatemi un’ombra di tristezza, almeno un poco.

Mi ritroverete, E’ certo. non mollo. Un attimo, una fila di panni appesi ed una bandiera della pace…un singulto. Lo soffoco, su, che c’è da organizzare?

Mi è passata. Ma abbiamo bisogno di costruire un mondo più umano e più giusto nel quale tutte e tutti possano aver diritto a piangere per amore.

Sentire la melanconia e il dolciastro della fine di una storia. Avere il diritto di raccontarsela accanto ad un bicchiere e chissà, tra gli sguardi dei compagni e delle compagne complici, intravederne uno giusto, una illuminazione… Oh tu, bella, che fai, stasera?

Il mio dovere è stare al mio posto. Siamo rimasti in pochi, sempre di meno. Io ci sto. Sveglia, il mostro egoista si sta risvegliando.

A combattere ci siamo noi. Ed il mio passato amore, son certo, verrà. Non lasceremo che la bestia egoista monti e cresca nelle scuole, nelle piazze.

“Nessun essere umano è illegale, tutti hanno diritto alla felicità”.

Il mio dovere. Il mio imperativo. E non finisce qui.

Se una vita val la pena d’essere vissuta lo è da liberi e la libertà o è di tutti o essa rappresenta la signoria di pochi sui molti.

Non lo tolleriamo e non sarà. Forza, chi se la sente. Una mano e se nella mano sentiremo del tenero, nel cuore della lotta sbocceranno mille altri amori.

Un augurio, una fede. La necessità di crederci. Viceversa, siam persi, consegnati mani e piedi alla canea razzista. Una canea che non ama, non piange e non racconta: aizza e uccide.

Su, conserviamo il seme del piangere per una idea più nobile. Ora, non possiamo. Un mare trasporta dolore ed asprezze. Saremo capaci di carezze. Saremo capaci di capire.

Il mio dovere. il nostro dovere.

Teodoro, agosto, l’ultimo giorno, 2015.

 

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Cogliendo… no, non cogliendo. Carezzando garofanini selvatici di Cranno.
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